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MERCATO DEL FRESCO IN EVOLUZIONE, I TERMINAL ITALIANI SI MUOVONO IN ORDINE SPARSO

L’estinzione delle navi frigo

Frutta e verdura sempre più nei container, a rischio anche le bananiere

TRASPORTA quasi tutto, frutta e pesci compresi. Adesso il container, forse, vincerà anche la battaglia della banana. Il trasporto via mare dei generi deperibili sta subendo da alcuni anni una rivoluzione che rischia di trovare l’Italia pronta solo per metà: ritardi, investimenti fuori tempo e analisi divergenti. Eppure secondo le previsioni degli analisti entro il 2016, l’80% del mercato del trasporto di frutta e generi deperibili, avverrà attraverso i container refrigeranti.

Le mega portacontainer potranno così riempire gli spazi vuoti lasciati dalla crisi: nel 2000 il traffico di generi deperibili ammontava a 60 milioni di tonnellate, oggi vale il doppio. Un raddoppio di cui hanno beneficiato solo i container, visto che la flotta di navi reefer è scesa nello stesso periodo di un terzo. In sostanza l’alta domanda non ha alternative: o la frutta viaggia in container refrigerati o non viaggia. Le tariffe, certo, sono aumentate: un container di 40 piedi ha subito un incremento di 1.500 dollari, il 30% in più, cifra tuttavia molto conveniente rispetto alle navi reefer. Talmente tanto che nel 2016 il mercato di riferimento delle unità dedicate crollerà al 20% del totale. Ma c’è una trincea che il container forse non travolgerà: non saranno tanto i prodotti particolari a salvare la nicchia dei trasporti “convenzionali”, quanto la logistica a terra. Non tutti i porti sono infatti attrezzati per i container refrigerati. La colonnina che continua la catena del freddo è diffusa, ma non nella quantità di container che il mercato impone e che le portacontainer possono movimentare in una sola volta sola. In Italia ogni terminal frutta ha una propria genesi e una sua storia, ma “sono costruiti con una logica vecchia, rischiano di non avere futuro” sentenzia Alfonso Clerici, per oltre trent’anni operatore del settore. L’idea è quindi di creare i retroporti delle banane: “Frutta in generale – racconta Clerici – perché i numeri che si abbatteranno presto sul mercato non troveranno pronti né banchine né clienti”.

Alessandro Piccardo, presidente e Ad del reefer Terminal di Savona del gruppo Orsero, è più ottimista: “Poter gestire in un solo hub specializzato diverse tipologie di merce provenienti da diverse origini, diminuisce i costi e rende più efficiente la distribuzione. E’ stata questa la filosofia negli ultimi anni di porti come Vado e Anversa”. Ma è sulla banana che il container scivola, secondo Piccardo: “Alcune tipologie di frutta ancora non si sono adattate al trasporto in container e tra queste ci sono le banane che rappresentano tutt’ora un terzo del mercato reefer globale”. Livorno deve aver fatto gli stessi calcoli, anche se il terminal per ora non decolla. “Sono tutte cattedrali nel deserto” rincara la dose Clerici che non vede un futuro in banchina per i container reefer – che vanno invece portati nei retroporti – e non vede nemmeno l’Italia pronta a cogliere il senso della rivoluzione: “Quando lasciai il Terminal di Genova, i segnali c’erano già tutti”. Segnali che però a Savona non hanno nemmeno nel 2013: “Quest’anno registriamo un +20% di frutta, sbarcata in gran parte da navi reefer”. Ogni rivoluzione, anche quella della banana, ha bisogno di tempo per maturare.

Fonte: Simone Gallotti – SECOLO XIX

 


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