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L’imprenditore, ormai metabolizzata la perdita dei terminal portuali, ha in mente di riorganizzare la gestione del ciclo logistico dei prodotti deperibili e cerca spazi non distante dalle banchine.

“Spedizionieri? No grazie! Senza offese per nessuno, lo trovo un termine riduttivo e forse anche un po’ demodé, molto meglio chiamarci operatori logistici del reefer, come del resto da nostra ragione sociale”.

Nel suo personale annus horribilis (a livello fisico, complici un paio almeno di malaugurati incidenti che lo hanno temporaneamente menomato), Alfonso Clerici non perde lo smalto – del resto è un affermato pittore, nella sua ‘seconda vita’ (S2S n. 26/2013) – delle battute dei tempi migliori, anche a livello aziendale.

Fino a quando, nell’ultimo quinquennio, ha ricevuto un paio di colpi molto bassi da un mercato stupidamente aggressivo (il profilarsi all’orizzonte concorrenziale di newco a Civitavecchia e Livorno che hanno basato la strategia sul dumping, col risultato di rovinare il mercato complessivo) e traditore (la perdita repentina di un cliente storico come Chiquita, con un successivo contenzioso portato in arbitrato internazionale di cui si è combattuta sul ring solo la prima ripresa, con la prossima prevista a Londra), il più giovane dei due figli di Jack Clerici (e fratello di quel Paolo col quale confessa di avere sempre mantenuto un rapporto ottimale, nonostante una chiacchierata divisione del business nel 1995) sedeva su una posizione di assoluta tranquillità.

“Con Orsero sostanzialmente ci dividevamo – ovviamente senza alcun accordo alle spalle – il business in Mediterraneo, forti anche dei nostri terminal a Genova, Trieste e Salerno” spiega l’imprenditore, seduto (e l’attuale provvisoria zoppia non potrebbe permettergli altro) nel suo nuovo ufficio al ‘piano nobile’ della stessa palazzina di Carignano ove, un paio di piani più in basso, ha il proprio quartier generale Gigi Negri, suo predecessore nella carica di Presidente dei Terminal Operator associati a Confindustria Genova.

Ed ecco la chicca (retrospettiva) che non ti aspetti.

“Un giorno mi chiede udienza Raffaello Orsero in persona, sembrava seriamente intenzionato a fare un’offerta allettante, ma poi non se ne fece nulla” racconta Clerici, forse persino pentendosi di avere rigettato quella offerta di take over da parte del concorrente più valido, visto che poi la cessione del TFG Terminal Frutta Genova (costituito nel 1990) comunque è arrivata (nel 2009), ed è avvenuta a favore di un altro pezzo grosso dell’imprenditoria ‘ruspante e lungimirante’ della provincia italiana: Marcellino Gavio, anche lui, come Raffaello Orserso, oggi scomparso.

“Con la cessione dei terminal portuali abbiano solo voltato pagina; la nostra storia quindi non si ferma” dice, ripetendo un slogan scritto a chiare lettere nella brochure aziendale, l’imprenditore. “Clerici Logistics Group ha un ruolo, ambizioni e margini di sviluppo, partendo da un nome che nei nostri ambienti e’ comunque pesante e da un patrimonio di conoscenze e competenze non trascurabile. In molte iniziative siamo stati i primi (ad esempio realizzando nel 1982 Sosbam, poi TFS Terminal Frutta Salerno, primo terminal frigorifero in Italia dedicato alle banane) e, me lo si lasci dire, anche i migliori. Abbiamo sempre affrontato il mondo degli affari con entusiasmo e sobrietà, fronteggiando anche momenti difficili, che ci hanno costretto a rifare le nostre strategie, ma sempre uscendone a testa alta, con nuovi orizzonti. Oggi ho una quindicina di dipendenti nella sede di Genova, trattiamo circa 4 mila container all’anno, in import ed export dai porti di Genova, Livorno, Civitavecchia e La Spezia, con intenzione di crescere”.

Numeri piccoli solo all’apparenza, perché nel settore reefer ogni singolo box ha una sua vita e percorso di istradamento ben preciso, da studiare con attenzione, con gli occhi dello specialista.

“Faccio questo mestiere dal 1972, quindi da oltre quaranta anni. Sono ‘planato’ in Italia nel 1982, tornando da cinque anni di esperienza americana durante la quale mi sono fatto le ossa in un sistema che funzionava certamente meglio. A New York, infatti, facevo l’artista a tempo perso, mentre al giorno lavoravo seriamente, avendo costituito una paio di società attive nelle spedizioni marittime e aeree ed ‘esportando’ in Italia strumenti di lavoro quotidiano allora sconosciuti come i codici a barre e i telefax utilizzati per anticipare la documentazione prima dell’arrivo degli originali. Forse tornare in Italia è stato uno sbaglio, considerata la difficoltà di lavorare qua. Per fare un esempio pratico vi sono quattro diversi enti, che probabilmente comunicano poco anche fra di loro, a fare i controlli sulla merce; vi sembra possibile?”

Proprio intuendo la parabola declinante delle bananiere a favore delle portacontainer va letta la mossa di cedere TFG allo stesso acquirente cui, pochi anni prima, aveva già ceduto TFT Terminal Frutta Trieste. “In una fase di grave turbolenza del mercato, di fronte a condizioni insostenibili praticate in modo spregiudicato, abbiamo voltato pagina, per dedicarci alla nostra autentica missione strategica: l’organizzazione e la gestione del ciclo logistico dei prodotti deperibili”.

E poi l’idea cavata dal cilindro dell’imprenditore. “Grazie alla rinnovata capacità finanziaria e a un team di comprovato valore professionale, puntiamo in alto. Abbiamo una serie di corrispondenti esteri, una rete in continuo sviluppo; l’obiettivo è migliorare la qualità dei servizi offerti, ampliandone la gamma, attraverso nuovi investimenti dedicati e nuove alleanze strategiche” afferma Clerici, indirettamente ricordando le sue partnership con nomi altisonanti quali Poggiali di Ravenna, Pacorini di Trieste, Gavarone di Genova.

“Ho in mente un piano di investimenti da 5 milioni di euro. Sto cercando un’area idonea a realizzare un magazzino specializzato per il prodotto fresco in zona retroportuale: mi sono dapprima rivolto a VTE, ma lì, per diversi motivi – tra cui una scarsa convenienza a realizzarlo rispetto ai loro fini diretti – non sono interessati”.

Scartata l’ipotesi di Vado Ligure – “non lo farei certo in casa del ‘nemico’...” ridacchia Clerici – sebbene Orsero pare stia parzialmente tirando i remi in barca dall’interporto VIO (come sembrerebbe dimostrare la recente cessione di quote significative al Gruppo Gavio) – cosa resta sulla mappa del Tirreno? La Spezia – “ma S.Stefano Magra è troppo distante dal porto, ci serve qualcosa non oltre i 10 km dalla banchina” e Livorno, dove gli spazi certo non mancano.

A questa nostra osservazione, Clerici sorride e non commenta.
Se non è una mezza ammissione, poco ci manca…

Il tempo, galantuomo come sempre, dirà!
Angelo Scorza

 


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